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INTERVISTA ALLO STORICO DELL’ARTE DOTTOR PAOLO BOLPAGNI


Curatore della mostra Misure dinfinito, allestita dal 29 Agosto al 30 Settembre 2012, presso Palazzo Martinengo a Brescia, il Dott. Paolo Bolpagni, ci parla di come sono nate le sue passioni per larte e per la musica. Tratterà inoltre del connubio tra arte e moda, dopo aver fatto conoscenza con il noto stilista Alviero Martini, che, in occasione del finissage dellesposizione, ha tenuto una conferenza sul tema del viaggio, per il Festival Artistico Letterario Cultura Milano, organizzato dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter.

1) DOTTOR BOLPAGNI, QUANDO E COME È NATA LA GRANDE PASSIONE PER L’ARTE?
Credo che sia una passione che mi anima da sempre, fin da bimbo, se almeno la intendiamo, estensivamente, come passione per la comunicazione e per le cose belle. Comunque, la piccola storia del mio avvicinamento all’arte è maturata attraverso tre folgorazioni. La prima alle scuole medie, in terza, quando la docente ci parlò per la prima volta dell’astrattismo: capii che la pittura poteva non limitarsi a rappresentare la realtà, ma che anzi poteva e doveva ricrearla o crearla ex novo (e se riguardo i disegni e le tempere che feci all’epoca. La seconda folgorazione risale all’ultimo anno di liceo, nell’autunno del 1997, visitando la mostra sull’Espressionismo tedesco a Venezia a Palazzo Grassi. La terza e ultima, decisiva, il secondo anno d’università, seguendo il corso di storia dell’arte contemporanea tenuto da Luciano Caramel: fu lì, davvero, che capii che l’arte doveva diventare in qualche maniera il mio lavoro.

2) QUANDO E COME È NATA LA GRANDE PASSIONE PER LA MUSICA?
Credo che sia una passione iscritta nel corredo genetico della mia famiglia. A quattro-cinque anni ero un fanatico ammiratore di Raffaella Carrà e delle sue canzoni; poi scoprii “Rondo Veneziano”. Ma decisivo fu un episodio: io ho sempre odiato lo sport, ma, da bambino, mio padre insisteva a portarmi a sciare in montagna, gettandomi così nello sconforto (anche perché io non amo per nulla la montagna, sono un tipo da mare…). Ebbene, durante uno dei penosissimi viaggi in automobile da casa agli impianti sciistici (avrò avuto otto anni), mio padre, cercando in qualche modo di risollevarmi il morale, si mise a canticchiare “Largo al factotum della città”, l’aria del “Barbiere di Siviglia” di Rossini. Di lì a poco cominciai a studiare musica.

3) COME CONCEPISCE IL CONCETTO DI ARTE?
Oh, è una delle domande più difficile che si possano porre, tanto più a uno storico dell’arte. L’arte infatti può essere intesa – ed è stata intesa – in maniere molto differenti. Lo stesso concetto di arte, così come noi oggi lo intendiamo, è relativamente recente. Per me, comunque, l’arte è un linguaggio, una modalità espressiva e comunicativa, in cui giocano una parte importante la tecnica, il pensiero e l’emozione. L’arte non risponde a una funzione pratica, utilitaristica, ma a un’insopprimibile esigenza che è tipica dell’uomo, e che trascende la sua materialità e istintualità.

4) COME CONCEPISCE IL CONCETTO DI MUSICA?
Per me la musica rientra all’interno della categoria concettuale dell’arte, ragion per cui potrei rispondere ripetendo quasi quanto ho già affermato poco sopra. Ovviamente la differenza tra arti visive e musica consiste nel “prodotto”, che nell’un caso è oggettuale, nell’altro sonoro, immateriale. Ma anche la musica è un linguaggio, un linguaggio che esprime contenuti di varia natura (emozionali, intellettuali, puramente formali, politici etc.), e che per essere efficace deve utilizzare una tecnica (avrà capito che non sono un fautore dello spontaneismo!). Forse, rispetto alle arti visive, la musica è più immediata, ossia priva di mediazioni, nel senso che, per via appunto del suo medium di riferimento, che è il suono, ha più a che vedere con la fisiologia.

6) COME CONCEPISCE IL CONNUBIO TRA ARTE E MUSICA?
È un connubio molto opportuno, e in certi casi persino necessario. Anche senza voler ricorrere all’espressione un po ottocentesca di “opera d’arte totale”, non si può non ricordare che esistono forme espressive in cui arte e musica interagiscono strettamente, tanto più nella contemporaneità. Sono fenomeni di contaminazione e ibridazione linguistica spesso molto interessanti, dalla Sound Art (il felice paradosso di un’arte “visiva” fatta di suono!) agli spazi percettivi (chiamiamoli environments) animati da elementi sensoriali differenti; da alcuni tipi di performance, difficilmente ascrivibili a un ambito espressivo piuttosto che a un altro, a casi di videoarte dove la componente sonora è consustanziale a quella visiva; e poi ci sono le sculture sonore, le installazioni luminose accompagnate da un corrispondente decorso acustico, le opere polimediali basate su applicazioni informatiche.
7) COM’È STATA ORGANIZZATA E STRUTTURATA LA MOSTRA COLLETTIVA MISURE DINFINITO ALLESTITA PRESSO IL PALAZZO MARTINENGO A BRESCIA?
La mostra “misure d’infinito”, allestita fino al 30 settembre 2012 a Brescia a Palazzo Martinengo, fa parte di un progetto pluriennale, chiamato “GAC – giovane arte contemporanea”, voluto dall’Ufficio Pastorale Giovanile della Diocesi di Brescia, che alcuni anni fa ha indetto un concorso riservato a giovani artisti, “Punto.art”. Tra i vincitori delle varie edizioni di questo concorso, un’apposita commissione ha selezionato un certo numero di artisti, che hanno partecipato alle mostre collettive del 2007 (“In polvere”), del 2009 (“Gratis”) e di quest’anno (“misure d’infinito”). Il mio compito è stato quello di coordinare il lavoro di questi giovani, di scegliere un tema, di scrivere i testi dei cataloghi, insomma di dare un’impronta curatoriale, come si suol dire. Per la Diocesi, che ha collaborato con l’Ente Provincia per la realizzazione dell’iniziativa, è stata una sfida importante e pionieristica, che non ha paralleli in Italia.

8) QUALCHE RIFLESSIONE SUL CONNUBIO ARTE E MODA, DOPO LA CONFERENZA CHE LO STILISTA ALVIERO MARTINI, ACCOMPAGNATO DAL MANAGER SALVO NUGNES, HA TENUTO A PALAZZO MARTINENGO IL 30 SETTEMBRE.
Conoscere Alviero Martini è stato un dono, un privilegio. È una persona di grande umanità, un esempio di tenacia e talento. La sua è una “forza gentile” che investe tutti quelli che gli stanno attorno. E leggere la sua autobiografia è davvero istruttivo: una storia esemplare, che soprattutto i giovani dovrebbero conoscere, per imparare che non si deve mai rinunciare alle proprie aspirazioni, ma saperle coltivare con determinazione e con tanto impegno e lavoro; e che non bisogna scoraggiarsi per le contrarietà e le avversità, ma saperle affrontare e ripartire sempre! Comunque il connubio tra arte e moda è fondamentale. Quella del made in Italy, della valorizzazione della creatività e delle abilità di noi Italiani per me è un’idea fissa da sempre. L’Italia può salvarsi diventando maestra di buon gusto e di bellezza per tutto il resto del mondo. L’Italian Style, insomma, che è inimitabile e imbattibile. Arte e moda quindi non possono che essere alleate in questa sfida per il futuro dell’Italia.

9) QUALCHE CONSIGLIO E SUGGERIMENTO AI GIOVANI ARTISTI EMERGENTI, DA ESPERTO D’ARTE E DOCENTE, PRESSO LA PRESTIGIOSA UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, A BRESCIA.
Dare consigli è sempre rischioso. E inoltre rischia di farmi passare per un vecchio professore saccente e barboso! No. Pur essendo fondamentalmente uno storico dell’arte, io amo misurarmi anche con la critica, e quindi con la contemporaneità in senso stretto. Il mio atteggiamento nei confronti dei giovani artisti emergenti vuol essere induttivo: tento di registrare i fenomeni e di inquadrarli con obiettività. Ma senza distacco, anzi con coinvolgimento, partecipazione, complicità. Amo essere un “compagno di strada”, più che una guida. Ciò premesso, quel che credo importante sottolineare è la necessità di essere umili, ma determinati; di non credere di sapere già fare tutto, ma di accettare anche le critiche negative. E poi ci vuole il coraggio di esporsi, e anche di fare i conti con il mercato, con il mondo delle gallerie.

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