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Intervista ad Amerigo Iaconelli


Qual è l’importanza di questo premio per Lei?
E’ un premio che rivolto agli imprenditori e per questo è importante per me, perché dimostra che l’imprenditoria dedica attenzione alla medicina e alla ricerca medica. E’ assolutamente importante l’attualità del premio. E’ dedicato agli imprenditori ma viene assegnato a un medico, che non è un imprenditore ma piuttosto un imprenditore della salute. Quali sono i fattori che secondo Lei conducono all’obesità?
Sono fondamentalmente uno stile di vita non congruo, ossia un’alimentazione troppo abbondante o un’alimentazione sregolata, con una mancanza di attività fisica. E’ una carenza da parte dell’uomo, da parte nostra, di gestire la nostra alimentazione, associata a un modo di vivere che è completamente sconclusionato. Se una persona lavora 12 ore al giorno, difficilmente può dedicarsi all’attività fisica e difficilmente segue un percorso dietetico regolare. Non c’è un unico fattore che conduce all’obesità, è plurifattoriale.
Secondo Lei come posso fare le persone obese ad eliminare le conseguenze dell’obesità?
Dimagrire. Non c’è altro modo per ridurre i fattori di rischio dovuti all’obesità se non togliere l’obesità. Una persona normopeso come può prevenire l’obesità?

Per prevenire l’obesità occorre seguire un regime dietetico controllato, non troppo ricco di carboidrati o fast food, evitando cibi già pronti, e facendo attività fisica. E’ come un bilancio, fatto di entrate ed uscite: se mangio dieci e consumo due, ingrasso. Mantenendo un giusto bilancio fra introiti e consumi, si riesce a prevenire l’obesità.
I costi sostenuti per curare l’obesità quanto influiscono sul Sistema Sanitario Nazionale?
Tanto, troppo. Il problema non è tanto il prezzo attuale ma il prezzo che pagheremo in futuro. L’Italia è uno dei Paesi che ha l’obesità infantile più alta d’Europa e i costi sostenuti per curare le patologie causate dall’obesità di questi ragazzi sarà molto più alto. E’ una curva esponenziale, in salita. Si prevede che entro il 2020 saranno quasi insostenibili per il Sistema Sanitario Nazionale. Ora è già difficile, perché la situazione economica la conosciamo bene, è abbastanza critica, si tende a tagliare tutte le spese. Fra dieci anni sarà una cosa impressionante e i costi sono estremamente esponenziali. Quindi un problema da risolvere il prima possibile.
Il problema si risolve prevenendolo. Bisogna applicare politiche di prevenzione, e in questo modo la patologia diventerebbe più gestibile. Se un paziente ha la pressione alta, io prescrivo la pasticca e la pressione si abbassa. Se un paziente è obeso, non serve una pasticca, ci vogliono anni di terapie dietetiche, motorie e psicologiche, spesso associate. Non è una situazione che si risolve facilmente. Per l’ipertensione, io prescrivo la compressa, la pressione si abbassa perché è un fatto meccanico. Se io tolgo il cibo a un paziente non è detto che lui dimagrisca, perché si sviluppano problemi metabolici dovuti all’obesità che impediscono un normale dimagrimento. Vorrei vedere un soggetto di 150 kg che si mette a far attività fisica, mi sembra alquanto difficile visto il gran numero di kg in eccesso.
Com’è nata in Lei la passione per la medicina? Perché ha scelto di diventar endocrinologo?
Questa passione è nata in famiglia, visto che sia mio padre sia mio nonno sono medici. Siamo una famiglia di medici.
Quindi è stato naturale scegliere questo ramo. Nei casi di obesità medio grave, che interventi chirurgici vengono effettuati sui pazienti?
Le indicazioni per interventi chirurgici si basano sul BMI. Il BMI è un numero che utilizziamo per calcolare il grado dell’obesità e si riferisce all’indice di massa corporea. Le indicazioni sono indice di massa corporea superiore a 35 con morbilità ossia con ipertensione, diabete, patologie respiratorie, disturbi osteoarticolari oppure un indice di massa corporea superiore a 40 e in questo caso basta solo l’obesità per procedere con l’intervento. Gli interventi che si possono fare sono diversi: il bendaggio gastrico, il bypass gastrico, la diversione biliopancreatica. Tantissimi insomma.
Ha notato l’aumento di altre patologie nel mondo occidentale, direttamente collegate all’obesità?
Assolutamente si. L’obesità è un fattore di rischio per tutti quanti gli organi: dal cuore ossia patologie cardiache, patologie polmonari, patologie osteoarticolari (un peso eccessivo sulle ossa, prima o poi, crea dei problemi), patologie epatiche (acetosi epatica, cerrosi epatica), tumori dell’intestino. Diciamo che tutti i compartimenti del corpo umano sono fondamentalmente danneggiati dall’eccesso di peso. Diabete ed ipertensione sono le patologie più diffuse.

Secondo Lei la scienza riuscirà fare passi avanti per curare e eventualmente prevenire i disturbi metabolici come diabete e ipertensione?
Con alcuni interventi chirurgici si parla di remissione di queste problematiche perché’ perdendo peso si toglie la causa e di conseguenza diminuiscono gli effetti. Stiamo studiando per questo. I pazienti sono tanti, teoricamente in Italia sono papabili per l’intervento circa 3 milioni di persone, numeri grandissimi. Hanno l’indicazione all’intervento circa 2-3
milioni di persone; ovviamente è impossibile operarle tutte dato che in Italia si fanno circa 15-16 mila interventi l’anno, quindi ci vorrebbero cent’anni per poterle operare. Più si va avanti e più la cosa è difficile. Gli interventi chirurgici sono l’extrema ratio, per questo dicevo che la prevenzione di questa malattia è la vera soluzione. L’intervento chirurgico è la soluzione di chi le ha provate tutte e si ritrova magari a quarant’anni col diabete, con l’ipertensione ed è una situazione che difficilmente cambia col variare dello stile di vita. Il nostro corpo si è sviluppato in sessantamila anni mangiando poco e consumando tanto e negli ultimi trent’anni la situazione si è capovolta. Un giusto stile di vita è la soluzione. E’ vero pure che la politica e le istituzioni non fanno niente, o meglio, non applicano dei programmi di prevenzione. Lo posso fare io con i miei diecimila pazienti, ma è ai bambini che bisogna insegnare a mangiare, partendo dalle scuole. Se ci sono le macchinette che vendono cioccolatini dentro la scuola elementare, il bambino con un euro le compra e le mangia ogni giorno. Torna a casa e invece di giocare a pallone o fare un giro in bicicletta, gioca con i videogiochi. Si abitua da bambino a non far niente, e sicuramente sarà un obeso in futuro. L’80-90 % dei bambini fa questo. Bisogna reimpostare lo stile di vita dei bambini, partendo dalle scuole materne. La vera cura è questa. Avremo i risultati fra vent’anni, ma se mai iniziamo, mai avremo dei risultati.

Categorie:Comunicati Stampa
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